Il calcolo della CO2 negativa grazie alla digestione anaerobica degli effluenti zootecnici è il vero fulcro della valorizzazione anche economica degli impianti
- laurabrida
- 10 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Ma quale può essere la metodologia di riferimento? In ambito scientifico l’impronta di carbonio (nota come “carbon footprint”), ovvero la valutazione del bilancio di CO2e sul ciclo di vita rispetto ad una baseline di riferimento, è sicuramente la metodologia più utilizzata.

Nel caso degli impianti biogas e biometano i confini del sistema sono del tipo cradle-to-gate.
Questo significa che il campo di applicazione del sistema di calcolo va dalla “produzione” delle biomasse (ovvero lo stoccaggio degli effluenti presso le aziende agricole) fino al fine vita del “servizio” (ovvero la consegna del digestato presso l’azienda agricola) o “a bordo campo” per gli spandimenti effettuati direttamente dall’impianto. Se sono presenti analisi del terreno di lungo periodo si potranno anche valorizzare gli effetti positivi sul terreno in termini di carbonio; il conteggio della CO2 evitata dalla sostituzione di fertilizzanti industriali sarà invece possibile quando il digestato verrà riconosciuto ufficialmente come tale. La baseline di riferimento è la situazione senza impianto.
Come si fanno i calcoli sulla CO2 negativa degli effluenti? Le emissioni degli effluenti zootecnici sono riconducibili sostanzialmente alle emissioni di metano e protossido di azoto che hanno andamenti diversi a seconda della temperatura e dell'orizzonte. In base ad analisi di caratterizzazione chimico-fisica e test di potenziale biochimico metanigeno (BMP) di tali biomasse si possono creare curve di andamento dei due inquinanti (trasformati in CO2e in base al GWP di riferimento) e determinare per ogni biomassa il posizionamento su tali curve al momento dell’entrata in impianto.
Ma a cosa serve fare questi calcoli complessi?
L’utilizzo di tali dati può avere un ruolo diverso a seconda della situazione:
· Impianti biometano
· Impianto biogas con cogenerazione elettrica
Visto che gli impianti biometano sono oggetto di certificazione di sostenibilità obbligatoria per il sistema di incentivazione nazionale, l’utilizzo di tali dati riguarda l’inserimento nel certificato di sostenibilità di un valore reale per il fattore di emissione legato agli effluenti zootecnici, previa verifica da parte dell’ente di certificazione.
Per gli impianti biogas con cogenerazione elettrica la valutazione della CO2e sull’intero ciclo di vita (sicuramente negativa in presenza di effluenti zootecnici) apre orizzonti importanti anche dal punto di vista economico. Nel caso in cui l’impianto non goda di una tariffa omnicomprensiva, si potrà contabilizzare anche la CO2 evitata rispetto ad una produzione elettrica da mix nazionale.
Già adesso, un’azienda proprietaria di una quota maggioritaria di un impianto di questo tipo può compensare la CO2e negativa sul consolidato del proprio bilancio di sostenibilità. In futuro tale CO2e negativa potrà essere “ceduta” a terzi sotto forma di crediti di carbonio.
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