top of page

Crediti di carbonio oltre ai Prezzi Minimi Garantiti: la chance per salvare gli impianti biogas in assetto elettrico che processano tanti effluenti zootecnici

Dopo il cosiddetto “DL bollette” è ormai assodato che la normativa prevederà misure per la riduzione degli oneri generali di sistema derivanti dalle bioenergie, ovvero verranno fissati tetti di spesa decrescenti fino al 2030 per i prezzi minimi garantiti di cui beneficiano gli impianti biogas che producono energia elettrica, usciti dalla tariffazione omnicomprensiva.

L’incentivazione pubblica è ormai evidentemente concentrata sulla realizzazione di impianti biometano, ma è anche risaputo che tali impianti sotto una certa taglia non sono fattibili dal punto di vista tecnico-economico e che non tutte le aree sono idonee (distanza della rete di distribuzione, aree montane ecc.).


Biometano e garanzie di origine


Ma vogliamo veramente concentrare la produzione di energia rinnovabile agricola in questo modo provocando di fatto la chiusura di tanti impianti che non riescono a riconvertirsi? Con il presente articolo vogliamo prefiggerci un approccio scientifico alla problematica, tenendo ovviamente conto degli aspetti macroeconomici legati all’incentivazione.

L’approccio scientifico più corretto è sicuramente l’impronta di carbonio (nota come “carbon footprint”), ovvero la valutazione del bilancio di CO2e sul ciclo di vita rispetto ad una baseline di riferimento che è la situazione senza impianto.

Nel caso specifico i confini di sistema sono del tipo cradle-to-gate, ovvero dalla “produzione” delle biomasse (ovvero lo stoccaggio degli effluenti presso le aziende agricole) fino al fine vita del “servizio” (ovvero la consegna del digestato presso l’azienda agricola) o “a bordo campo” per gli spandimenti effettuati direttamente dall’impianto. Se sono presenti analisi del terreno di lungo periodo si potranno valorizzare gli effetti positivi sul terreno in termini di carbonio e la sostituzione di fertilizzanti industriali quando il digestato potrà essere riconosciuto ufficialmente come tale.

La differenza tra un impianto e un altro è legata, da un lato, alla CO2e delle biomasse digerite che, nel caso degli effluenti zootecnici, è negativa e, dall’altro, al recupero del calore prodotto dalla cogenerazione. Le emissioni degli effluenti zootecnici sono riconducibili sostanzialmente alle emissioni di metano e protossido di azoto che hanno andamenti diversi a seconda della temperatura e del tempo. In base ad analisi di caratterizzazione chimico-fisica e test di potenziale biochimico metanigeno (BMP) di tali biomasse si possono creare curve di andamento dei due inquinanti (trasformati in CO2e in base al GWP di riferimento) e determinare per ogni biomassa il posizionamento su tali curve al momento dell’entrata in impianto.

È anche importante sottolineare che questo approccio, limitato alla valutazione dei gas climalteranti, non tiene conto di altri effetti positivi sul territorio, riguardo alle emissioni odorigene, alla contaminazione del suolo e della falda ecc.

Dal punto di vista macroeconomico, è corretto che l’incentivazione pubblica, finanziata da tutti i cittadini grazie agli oneri previsti in bolletta, possa articolare la propria remunerazione tenendo conto di due fattori:


1)    produzione «continua» (al contrario di altre energie rinnovabili) e diffusa sul territorio, importante per l’assetto della rete e quindi “di pubblica utilità”

2)    impatto ambientale positivo per il territorio in cui un impianto opera


Riguardo al primo fattore, riteniamo che sarebbe corretto remunerare tutti gli impianti, sia vecchi che nuovi, allo stesso modo, ovvero con dei prezzi minimi garantiti, ma rimodulati al ribasso rispetto a quelli attuali, per permettere la riduzione voluta degli oneri in bolletta.

Per il secondo fattore, invece, si dovrebbe applicare il principio “chi inquina paga”, ovvero permettere agli impianti più virtuosi (ovvero con un bilancio di CO2e negativa migliore sul ciclo di vita) di emettere crediti di carbonio acquistabili dalle aziende che devono compensare i propri bilanci di GHG, o comunque decarbonizzare. Al momento la maggior parte delle aziende compensa acquistando crediti di carbonio di Verra, organizzazione senza scopo di lucro che emette tali crediti in base a propri protocolli, il più importante dei quali è il Verified Carbon Standard (VCS) legato alla gestione forestale sostenibile.

Essendo inoltre questi impianti fuori dai regimi di incentivazione della tariffa omnicomprensiva, non ci sarebbero problemi di “double counting” sulla CO2e evitata anche per la produzione di energia elettrica rispetto al mix nazionale e per l’utilizzo di calore derivante dall’utilizzo di combustibili fossili.


La Soluzione: Biogas Optitool  Biogas Optitool nasce per valorizzare questa tipologia di impianto. Ad oggi, è l’unico applicativo in grado di fornire:

  1. Valori reali sul risparmio di CO2 relativo all’utilizzo di effluenti zootecnici bovini nella digestione anaerobica degli impianti biogas e biometano

  2. Bilanci di CO2e sul ciclo di vita secondo un modello di calcolo "CFP Systematic Approach" certificato da Bureau Veritas Italia Spa in conformità alla norma ISO 14067:2018


Siamo anche in grado di simulare questi conteggi ex ante grazie ad un modello deterministico.

La transizione energetica non è solo una questione di "energia prodotta", ma anche di dati tracciabili e affidabili sugli effettivi miglioramenti ambientali.


Vi invitiamo a visitare il nostro sito e leggere gli approfondimenti sul nostro blog. A breve un ulteriore approfondimento sul ruolo dei crediti di carbonio nell'evoluzione dei PMG per il biogas elettrico.

Per una consulenza specifica sull'applicazione di Biogas Optitool nel vostro contesto operativo e per scoprire il nostro simulatore, contattateci. Il nostro team tecnico è a disposizione per un'analisi dettagliata dei benefici economici derivanti da un approccio integrato.








Commenti


Non puoi più commentare questo post. Contatta il proprietario del sito per avere più informazioni.
bottom of page